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giovedì, 3 Aprile 2025

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Milazzo, la vera ricostruzione storica sui cunicoli ai piedi del Castello. Tra ipotesi e congetture

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UN PO’ DI STORIA. La recente scoperta di un cunicolo – il cui ingresso è venuto alla luce durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio nei pressi del colle di San Rocco – ha riportato l’attenzione sul borgo antico e sulla cittadella fortificata di Milazzo, per secoli racchiusa all’interno delle sue cinte murarie. In seguito alla scoperta sono state avanzate molte ipotesi sulla natura del cunicolo e sulle sue finalità. Alcune sono fantasiose, altre rasentano la leggenda. Si va dal rifugio antiaereo alla galleria di fuga per sottrarsi agli inquisitori del Sant’Uffizio, al collegamento con la cittadella fortificata e con la vicina Grotta Polifemo, alla galleria che (come via di fuga) portava al mare di Levante e al porto. La città rimane in attesa di accertamenti, ispezioni e valutazioni in grado di soddisfare la curiosità scatenata dal ritrovamento. Occorrono elementi certi sulla sua lunghezza, sulla presunta epoca di realizzazione anche in relazione alle tecniche di scavo utilizzate. La soprintendenza farà la sua parte per avvalorare o meno le diverse opinioni.

Il posizionamento del cunicolo si presta intanto ad alcuni commenti che non possono prescindere dalla sua vicinanza sia al mare di ponente che a quello di Levante, ma anche dalla prossimità alla Grotta Polifemo. Già il Mongitore raccontava secoli addietro (1743) di una Milazzo “con molte grotte, ampie, alte e profonde: in particolare ve n’ha una di smisurata grandezza sotto il Castello”. Proseguiva ancora che “…le molte grotte giovano a mitigare i calori nel tempo estivo..” . Lo stesso autore nella sua narrazione evidenziava la presenza di grotte anche nell’estrema parte del capo alcune così grandi “onde può abitarvi aggiatamente gran numero di persone” e per alcune di esse “in occasione d’esservi rintanati alcuni perseguitati da’ Ministri della giustizia, per quante diligenze facessero, non furono ritrovati e scamparon la morte…”.

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Occorre chiarire che Antonino Mongitore fu un importante canonico della Chiesa di Palermo, Consultore e Qualificatore del Tribunale del Santo Uffizio di Sicilia. Di sicuro viaggiò in tutta la Sicilia e per la trattazione storica si avvalse dei contributi dei confratelli dei molti conventi domenicani sparsi in tutta l’isola, tra cui quello di Milazzo ospitato nella Chiesa del S.S. Rosario al Borgo, che era anche sede del Tribunale della Inquisizione per il Circondario di Milazzo. E’ logico supporre che, per quanto riguarda le notizie su Milazzo, Mongitore le abbia apprese direttamente dai domenicani del convento del Rosario, ivi compresa quella sui perseguitati dalla giustizia che non furono catturati. Tale riferimento può indurre alla conclusione che presumibilmente trattavasi di condannati dal Sant’Ufficio e non dal Capitano di Giustizia della città.

Per quanto riguarda le vie di fuga e di collegamento tra la “città murata” e le zone poste al di fuori delle cinte, esse erano ben note nella Milazzo medioevale. Nel Melazzo Sacro l’Abate Perdichizzi riferisce inoltre di un collegamento sotterraneo esistente al Parco tra il Palazzo del Re Giacomo d’Aragona (secolo XIV) e la vicina Chiesa Reale di Santa Maria del Boschetto. Varie leggende si innestarono sulla scoperta di alcune gallerie durante i lavori di costruzione della panoramica, avvenuta agli inizi degli anni ’60, quando corse la voce che esse giungevano fin dentro il castello. Furono repentinamente chiuse e mai si è saputo alcunchè di certo sulla loro consistenza.

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Per quanto riguarda le ipotesi che il cunicolo possa essere stato parte di una via di collegamento sotterraneo tra le varie strutture difensive della città murata alcuni storici hanno utilizzato il termine “ritirata”, intesa come via di ripiegamento o indietreggiamento in caso di assedio, individuando per la fortezza di Milazzo ben tre livelli di “ritirata” nell’ambito del complesso sistema difensivo di cui era dotata la piazzaforte di Milazzo. Il colle di San Rocco – rappresentato nella cartolina dei primi anni del Novecento – ha ancora la linea delle mura che degradano verso il basso in discreto stato di conservazione, si apprezzano nello stralcio almeno due feritoie e un pendio libero da altri edifici. Il complesso sistema difensivo di cui può aver fatto parte il cunicolo, la cui consistenza è al momento tutta da accertare, è dettagliatamente raffigurato nella planimetria redatta da Mattheus Seutter nel 1718 per conto degli austriaci trincerati nel castello ed assediati dagli spagnoli. La batteria di cannoni contrassegnata con la X è quella del Colle di San Rocco, la V è quella di San Francesco, Q è il convento di San Papino. La carta è redatta in italiano e in tedesco e la sua parziale coloritura rappresenta una rarità per quei tempi; gli apprestamenti militari fitti e contigui costituiscono il logico presupposto per camminamenti che ponessero al riparo per quanto possibile gli artiglieri austriaci dalle palle di cannone che provenivano dagli assedianti spagnoli.

A proposito di collegamenti segreti tra il Castello e il mare di levante o di ponente o con la Grotta Polifemo bisogna far presente che fino alla soglia degli anni ’80 la cittadella versava in uno stato di completo e totale abbandono. Le carceri, in funzione fino agli anni ’60, erano state dismesse, anche per la fatiscenza dei locali. Giacevano nella parte del cortile che ospitava la casa di pena esposti all’acqua e al vento anche i vecchi registri e altri documenti contabili dell’amministrazione carceraria. Si poteva accedere, anche se non agevolmente, attraverso alcune aperture praticate nelle mura. Generazioni di ragazzi nel periodo compreso tra il 1960 e la fine degli anni ’70 – marinando la scuola – avevano nel castello la meta prediletta e percorrevano spalti, gallerie e altri ambienti correndo qualche pericolo. Gallerie buie che scendevano nelle viscere del maniero venivano esplorate fino alla rarefazione dell’ossigeno e allo spegnimento delle candele. Erano popolate da centinaia di pipistrelli che disturbati si levavano in volo, catturarne qualcuno era il massimo. E a scuola le voci correvano…

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Pino Privitera

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E. Meyer
E. Meyer
9 mesi fa

Grazie,articolo preciso nei riferimenti storici che stuzzica la curiosità soprattutto di chi non ha natali indigeni.

Gipsy Massiel Betancourt
Gipsy Massiel Betancourt
9 mesi fa

Molto bello è anche molto interessante sapere la storia di la città così bella come lo è Milazzo, grazie per condividere queste affascinante articolo 🤗🙏

Filippo Russo
Filippo Russo
9 mesi fa

Sempre interessanti le ricostruzioni storiche di Pino Privitera, a testimonianza dell’attenzione e profondità di uno “studioso” che ha nella ricerca silenziosa l’imprescindibile e fruttuoso metodo di lavoro. Un dono, il suo, a quanti amano la nostra città. Grazie! Filippo Russo

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