LA RIFLESSIONE. Nemmeno Pirandello, il più grande drammaturgo siciliano, avrebbe potuto mettere in scena la tragicommedia che rende insonni gli appassionati di calcio messinesi. Questi, convinti di avere le credenziali storiche del Real Madrid e sostenuti da autorevoli cronisti sportivi, hanno vituperato e dileggiato la gestione Sciotto con lo sciopero del tifo e con manifestazioni intollerabili. La città di Messina, infatti, aveva bisogno di una squadra di calcio espressione dei fasti del passato, quando grazie alla Scuola di Lascaris, perfino Petrarca e Boccaccio impararono il greco nella città dello Stretto.
La gloria passata purtroppo è evaporata, nulla è nato da quelle ceneri. Messina città greca di rito e di lingua al tempo dell’impero romano d’Oriente, non ha prodotto più nulla tranne “il fenomeno del pacchismo”. Questa singolare attività commerciale ebbe un successo nazionale negli anni ’70-’80 per poi svanire. Per una nemesi storica alla città è stato calato “un pacco” dai nuovi proprietari dell’Acr Messina.
Singolari appaiono gli appelli all’odiato Sciotto perchè ritorni sui suoi passi! Nè Freud, nè Jung e nemmeno Lacan sarebbero in grado di spiegare i motivi per i quali l’ex presidente dovrebbe tornare al timone. Unica spiegazione: il calcio metafora di una città.
Diego Celi