Dopo l’articolo e il video pubblicati da Milazzo 24 i consiglieri comunali Lorenzo Italiano, Giuseppe Crisafulli e Alessio Andaloro hanno presentato una interrogazione al sindaco e al dirigente dei beni culturali per avere notizie sulle “preziose pale d’altare del 700 custodite nell’ufficio del Sindaco danneggiate dall’incendio che ha interessato quei locali nel settembre del 2022”. A distanza di quasi tre anni le tele settecentesche attribuite al pittore napoletano Scipio Manni, esposte nei locali interessati dalle fiamme, non solo non sono state restaurate, ma rimangono accatastate nella saletta consiliare al terzo piano del municipio.
“Da quel fatto nessuna notizia è stata data su eventuali sviluppi, sulle cause, ma soprattutto nulla è stato fatto per restaurare l’antica quadreria del 700 andata danneggiata” – sottolineano i tre esponenti dell’opposizione – rilevando che “le preziose tele ad oggi a distanza di quasi tre anni, si trovano depositate nella saletta accanto il Consiglio Comunale , cosi come documentato dai video pubblicati sui social e dalla stampa locale”.
In virtù di ciò la richiesta di sapere se “sulle pale d’altare depositate nella saletta accanto al Consiglio sono state fatte delle perizie da parte della Sovraintendenza o da tecnici professionisti abilitati; se è intendimento dell’Amministrazione intervenire per il recupero delle preziose pale; se il Dirigente del Settore ha predisposto relazione sullo stato dell’arte della quadreria del 700 danneggiata”. I consiglieri chiedono anche “copia dei verbali redatti”.





Di proprietà del Fondo per il Culto, sono attribuite al pittore napoletano Scipio Manni e databili alla metà del Settecento. Provengono dalla chiesa del SS. Salvatore al Borgo, la cosiddetta Badia benedettina, e pare siano state restaurate tra il 1995 ed il 2000 dalla restauratrice milazzese Marianna Saporito su incarico dell’Amministrazione comunale allora guidata da Carmelo Pino.
Il dipinto seminascosto (vedi immagine in basso) sembrerebbe “Cristo e la Samaritana”, sempre del Fec, attributo al Manni, stessa datazione e chiesa di provenienza. Le due tele visibilmente annerite ritraggono invece la “Divina Pastora” (a destra) e “Gesù e la figlia di Giairo“.