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venerdì, 4 Aprile 2025

Fondato da Gianfranco Cusumano

Anno  1061, i Normanni di Ruggero  saccheggiavano Milazzo. Per colpa di un emiro

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UN PO’ DI STORIA. Giovanni Pascoli parlando del mare Mediterraneo scriveva: “questo è un luogo sacro dove le onde greche vengono a cercare le latine”.  Un riferimento che dal mare si trasfigura  nella storia e nelle  civiltà di cui il Mediterraneo è stata culla. La storia di Milazzo  è stata ancorata al mare sin dalle epoche più remote, congiunta  alla sua rada naturale e al suo fertile territorio.  I coloni greci calcidesi non paghi di Messina (Zancle) che avevano fondato tra il VII e l’VIII secolo A.C., alla ricerca di terre meno aspre e pianeggianti,  superato il capo Rasocolmo  che dista 10 miglia dal Peloro, rimasero incantati  alla vista di quella sottile striscia di terra protesa sul mare che interrompe  la linea di costa. Ne rimasero sì colpiti da decidere di fondarvi una nuova colonia.

L’antica e  millenaria considerazione  di Milazzo  derivò   dalla posizione,  dall’istmo che la proteggeva e dai prodotti della terra: l’uva, il grano, l’olio. Milazzo si è sempre ripresa dai periodi di decadenza, dalle crisi economiche, dalle carestie, dalle pestilenze.   In assenza delle difese che sarebbero state  apprestate nei secoli  successivi quel promontorio  proteso sull’acqua e quella roccia che lo connotava nella prima parte, rappresentarono  sin dalle origini  la prima garanzia di  sopravvivenza. Il grecismo del primo toponimo Ϻυλάς, poi evoluto in Μυλαί (gran rocca), corretto in Milα̅s da Edrisi,  poi evoluto in Mulas sta a confermare l’origine greca. Col passare dei secoli e delle dominazioni, con la nascita del primo nucleo urbano sviluppatosi   sulla odierna rocca del castello, fu il porto naturale a segnarne le alterne vicende.  

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Dalla rocca  si poteva controllare il ponente e il levante. Per oltre  duemila anni nessuna opera venne mai  realizzata per modificare l’assetto naturale della rada di levante. Per i primi ricolmamenti che modificarono l’andamento della linea di costa nei pressi del  Palazzo Municipale  bisognerà attendere gli ultimi  decenni del  Settecento.  Ma quanto era grande anticamente il porto di Milazzo,  ad esempio dopo la conquista normanna e cioè alla fine del XII secolo?  Quante imbarcazioni,  delle tipologie che all’epoca solcavano i mari, poteva ospitare? Qual’era il ruolo e l’importanza  che aveva nei traffici commerciali di quei secoli?  Alcune risposte sono possibili e saranno  fornite, per esigenze di spazio,  anche in successivi scritti.        

Scrisse il Fazello  nella sua  STORIA DI SICILIA  (1558)   che “nella piegatura del suo lido, da man destra è il porto, ed il castel di Mile, secondo Strabone, Tolomeo, Plinio e Ovidio, oggi detto Milazzo…e al mio tempo è una delle principali fortezze di Sicilia che sieno in su ‘l mare, ed è forte non meno per artificio umano, che per sito naturaleil porto in oltre è bellissimo  e capace di molti legni…”.  Il porto non fu  solo sinonimo di prosperità, delizia e benessere, fu anche causa e occasione di razzie, incursioni e devastazioni.  

Uno dei primi saccheggi di Milazzo di cui abbiamo notizie fu quello operato negli ultimi giorni di   Febbraio del 1061  dai normanni guidati da  Ruggero d’Altavilla ,

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Uno dei primi saccheggi di Milazzo di cui abbiamo notizie fu quello operato negli ultimi giorni di   Febbraio del 1061  dai normanni guidati da  Ruggero d’Altavilla , dopo essere  sbarcati a Messina per la prima volta. Ne riferisce il monaco benedettino di origine normanna  Gaufredo  Malaterra,  contemporaneo di Ruggero. Malaterra è  autore di una delle principali cronache sulle  imprese normanne con particolare riferimento alla conquista della Sicilia.  Così  nella cronaca  il Malaterra descrive il giovane  Ruggero, figlio di Tancredi e fratello di Roberto il Guiscardo, di soli 26 anni: “iuvenis pulcherrimus, eleganti corpore, lingua facundissimus, consilio callidus…viribus fortis, militia ferox  (giovane bellissimo, dal corpo elegante, eloquentissimo nel parlare, astuto nei consigli, forte di risorse, valoroso in guerra)”. Le informazioni sulla ricca Milazzo erano state fornite  dal profugo arabo Ibn Thimna, un emiro che, sconfitto in battaglia da un altro capo arabo, correva l’anno  1061 e  i normanni di ruggero  saccheggiavano  rometta e milazzosi era rifugiato a Reggio e che conosceva bene sia Ramectam che Melacium.  

Furono predati i beni delle case, ma anche i viveri (grano e pesce salato) che già venivano depositati  nella zona dell’approdo delle imbarcazioni (Vaccarella).

Tra le mire di Ruggero, evitata Messina,  vi fu subito quella di saccheggiare  Milazzo  e il suo territorio che l’esule arabo aveva descritto  come terra fertilissima ricca d’ogni bene. Le terre di Calabria negli anni 1058-1059  erano state colpite da una grave carestia,  una situazione  che aveva costretto i normanni a razziare quel poco che avevano i contadini della zona compresa tra  Mileto e Reggio.  Riferisce il Malaterra, ma anche lo storico inglese Lindsay,  che appena sbarcati a Messina i normanni, circa 160 guerrieri, si diressero lungo la costa attraverso la via Consolare Valeria;  evitarono  lo scontro con la guarnigione di Messina  marciando verso  Rometta. La città, posta com’era sulla rocca,  apparve  imprendibile e si limitarono a saccheggiarne il territorio circostante; ma evidentemente il bottino fu magro. Si diressero quindi verso  Milazzo. Furono predati i beni delle case, ma anche i viveri (grano e pesce salato) che già venivano depositati  nella zona dell’approdo delle imbarcazioni (Vaccarella). Sulla via del ritorno vennero derubate le case dei contadini dell’agro di Melacium che il rinnegato arabo Ibn Thimna aveva  descritto con dovizia di particolari. Probabilmente la zona più colpita fu l’area della contrada Masseria, fertilissima, ricca d’acqua, dove,  avendo come riferimento l’edificio bizantino della Cuba,  aveva resistito un consistente nucleo di popolazione  contadina di lingua greca. Tutto venne caricato sulle navi ferme a Messina, anche animali vivi,   e trasferito a Reggio.

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Ruggero I, Gran Conte di Sicilia dal 1062 fino al 1105.

Sarebbero tornati da lì a qualche mese (maggio 1061) giusto il tempo di organizzare la grande spedizione che nell’arco di 30 anni li avrebbe portati  alla conquista di tutta la Sicilia e avrebbe fatto di Ruggero  il primo Gran Conte di Sicilia.  Quello che aveva eccitato  la loro immaginazione  era stata anche la facilità con la quale avevano evitato di scontrarsi con la guarnigione musulmana presente a Messina e la rapidità con la quale avevano conquistato  le fertili  campagne di  Rometta e Milazzo,  i due maggiori centri urbani di quei tempi.   

Pino Privitera

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